Articoli di Jenny Poletti Riz

Premio Nobel alla maestra di scrittura Nancie Atwell

Pubblicato il 16 marzo 2015

Global Teacher Prize winner Nancie Atwell Versione ad alta risoluzione

Nancie Atwell ha appena vinto quello che chiamano il Premio Nobel degli insegnanti, il Global Teacher Prize. Ne sono felicissima per tante ragioni. Prima fra tutte: è la mia maestra e sono orgogliosa come solo un alunno lo potrebbe essere.

Grazie a lei ho cambiato radicalmente il mio stile di insegnamento. Primo responsabile è stato un suo libro: In the middle: New Understandings About Writing, Reading, and Learning in cui l’autrice illustra la sua modalità di conduzione del laboratorio di scrittura e lettura.

Quando l’ho letto, un’estate di 7 anni fa, ho avuto una sorta di epiphany e mi sono detta: è così che voglio insegnare la scrittura e trasmettere la passione per la lettura ai miei alunni. E sono partita subito con la sperimentazione.

Da allora sono passati anni, tanti alunni-scrittori e quasi altrettanti libri che ho studiato, annotato e fatto miei. Della Atwell e di tanti altri maestri di Writing e reading workshop a cui sarò sempre grata.

E dall’anno scorso ho l’onore di poter condividere con altri insegnanti attraverso incontri e corsi di formazione questo metodo di cui ci siamo fatti pionieri e portavoce in Italia e che finalmente riceve un imprimatur a livello mondiale. Sono felice di poter dare questa notizia a quei colleghi che si sono fidati e hanno iniziato coraggiosamente a sperimentare con i loro studenti.

Ma funziona?

Penso che la migliore risposta possa venire dalle parole stesse dei ragazzi, quelle scritte durante il laboratorio, perché Writing and reading workshop vuol dire prima di tutto dare spazio in classe con regolarità a lettura e scrittura.

Quindi vi propongo un esempio, a mio parere significativo. E’ un brano di A.D., un alunno dislessico che ha trovato la sua voce anche nella scrittura e di cui sono molto fiera per i passaggi che ha compiuto. Sono convinta che non si sarebbe potuto esprimere così se fosse stato costretto a seguire una traccia imposta e se si fosse trovato in un ambiente dove la scrittura è un mero esercizio scolastico. Parla della sua grande passione, il calcio, ma lo fa con maestria da scrittore, usando alcune tecniche che abbiamo studiato insieme in classe, osservandole in testi letterari. Qui il brano completo.

Questo invece lo stralcio di una mail che mi hanno spedito altre due mie alunne proprio ieri:

“Cara prof,
le scriviamo per chiederle una cosa molto importante e, forse, anche un po’ insolita.
Ci è venuta in mente un’idea che, per noi, sarebbe molto carina e “nuova”.
Dato che ha capito da tempo che a noi piace moltissimo il laboratorio scrittura e lettura, pensavamo di…
Non troviamo le parole.
OK, basta. Lo dobbiamo dire.
Noi vogliamo… scrivere un testo insieme a lei!
Oh, che liberazione!
Quindi… già. Ci piacerebbe davvero tanto poter scrivere un testo in collaborazione con lei.”

Ecco: due alunne di terza media che amano la scrittura e il laboratorio e così tanto da voler addirittura scrivere a sei mani con la loro insegnante. Anche questo sarebbe stato direi impossibile in un contesto diverso.

Ancora: un’altra alunna, non sollecitata ovviamente, mi ha inviato un messaggio e ve lo riporto. Il contesto: l’educatore che conduceva un incontro su affettività e sessualità ha dato 10 minuti ai ragazzi perché scrivessero su un foglio le loro domande e le loro riflessioni su questo tema caldo, anzi, bollente. E I.K. mi riferisce soddisfatta: “Buongiorno prof! Volevo dirle una cosa in classe, ma non ho fatto in tempo. Io, prima che incominciassimo il laboratorio di scrittura, non riuscivo a esprimere o far capire ció che volevo dire con le parole o scrivendolo, e dovevo pensarci per molto tempo prima di scrivere qualcosa; mentre oggi ho scritto su quel foglio tutto ció che avevo da dire in 10 minuti e riuscendo ad inserire un mio commento e pensiero personale. Grazie davvero! Credo che mi sia servito!”

E’ chiaro che non vi sto elencando i risultati di uno studio scientifico o una ricerca su un campione statistico ampio. Vi ho voluto soltanto riportare alcune testimonianze che mi hanno commosso in questi giorni e di cui ringrazio i miei splendidi alunni.

Perché insegnare è anche emozionare ed emozionarsi. Insegnare nel laboratorio di scrittura ancora di più. Soprattutto attraverso le parole.

Italiano in laboratorio (di scrittura)

Pubblicato il 10 febbraio 2015

Come ho già scritto in altri post, da alcuni anni ho rivoluzionato il mio stile di insegnamento, in particolare dell’italiano e ho trasformato la mia classe in un laboratorio di scrittura. Per farlo ho studiato e seguito molte indicazioni che mi vengono fornite dai fondatori e contributors americani del metodo Writing Workshop (Lucy Calkins, Nancie Atwell, Donald Murray, Ralph Fletcher, ma anche Penny Kittle, Linda Rief, Carl Anderson: se volete una bibliografia, rigorosamente in inglese, scrivetemi pure). Mi preme però specificare che pur decidendo di non adottare il metodo nel suo complesso, se ne possono trarre spunti validi e facilmente applicabili per trasformare la didattica e andare verso la creazione di un ambiente di apprendimento più laboratoriale. Ricordo che anche le Indicazioni Nazionali lo…

Gentilezza aumentata in una classe 2.0

Pubblicato il 15 luglio 2014

Project Based Learning. Ancora un’espressione inglese. Termini tecnici in slang didattichese. Eppure le premesse sono semplici e, credo, condivisibili. Far lavorare i ragazzi anche a scuola su un progetto per un periodo di tempo prolungato, a partire da una domanda complessa, da una questione aperta o da un’esigenza pratica. Dalla necessità di trovare risposte scaturisce l’apprendimento. I ragazzi sono in gruppo, collaborano, trovano soluzioni ai problemi, ragionano e usano le tecnologie per costruire prodotti, per compiti i cui esiti finali hanno riscontro non solo nelle valutazioni numeriche dei loro insegnanti ma che piuttosto prevedono una ricaduta nel mondo reale. Dopo aver scoperto questa modalità di fare scuola prima leggendo e studiando su internet e in seguito negli interessanti incontri di formazione tenuti dal professor…

Prove di scuola digitale

Pubblicato il 17 giugno 2014

Fine dell’anno scolastico. Tempo di valutazioni. In azienda la chiamano in modo macabro “post mortem”: l’analisi di un progetto appena terminato. Cosa ha funzionato e cosa no. A scuola noi docenti valutiamo gli alunni ma in generale l’autovalutazione e la valutazione del nostro operato è cosa rara. Per fortuna esistono eccezioni. Giorni fa Pier Paolo Eramo, preside illuminato di un Istituto comprensivo parmense, mi ha chiamato alla sua scuola. Si partiva da un’idea intelligente: gestire il collegio docenti finale (solitamente caratterizzato da molti sbadigli e scarsa utilità) dividendo gli insegnanti in gruppi, ciascuno con il compito di effettuare un’autovalutazione su diversi aspetti del lavoro svolto durante l’anno. Ogni gruppo doveva essere condotto da un facilitatore esterno. Il mio, manco a dirlo, aveva appunto il nome “Prove…

Classe 2.0 in diretta

Pubblicato il 3 febbraio 2014

Ebbene sì, lo confermo: la diretta è spaventosa! Una mia alunna ed io siamo state invitate in TV a raccontare la nostra esperienza di classe 2.0 insieme a personaggi ben più importanti di noi, vale a dire Roberto Bondi, del Servizio Marconi T.S.I. e Chiara Serafini, responsabile delle politiche sociali di Coop Estense.

Ci hanno intervistato nel corso della trasmissione “Detto fra noi” andata in onda su TRC il 29 gennaio. Sono contenta soprattutto del fatto che siano state proiettate molte immagini girate in aula da noi, oltre ad alcuni lavori degli studenti. Inoltre Alessia, la studentessa della mia 3^G presente in studio è stata a mio parere eccezionale. Ma giudicate voi!