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Cosa non abbiamo fatto nel primo mese di scuola

Pubblicato il 16 ottobre 2015

15 ottobre. Un mese esatto dall’inizio dell’anno. In sala insegnanti vedo colleghe che scartabellano, correggono e archiviano verifiche a tutto spiano. Nodo immediato alla bocca dello stomaco: ma come, noi non abbiamo ancora fatto un solo test nel corso del primo mese di scuola! Sono indietro col programma e non ho voti! Cosa penseranno i genitori? Mi metto ad interrogarmi e giungo ad una conclusione. Sono molte le cose che nella mia prima media non abbiamo fatto, ma ciascuna di queste è frutto di una scelta maturata e ponderata. E’ il risultato di anni di studio e di riflessione sul senso profondo del mio mestiere. E mi va bene così, perché questa è la scuola che voglio costruire insieme ai miei studenti. In particolare non…

13 azioni per dare nuova vita agli esami di terza media

Pubblicato il 27 luglio 2015

Dopo aver raccontato la storia degli esami di quest’anno, molto più vivi ed entusiasmanti rispetto a quelli precedenti, ho pensato: ma cos’abbiamo fatto e come si potrebbe replicare in futuro questa specie di magia? E ho raccolto una lista di azioni, trasformate in consigli. Naturalmente la mia collega e amica Ilenia, essendo una sintetica prof. di Matematica, mi ha pesantemente presa in giro per la prolissità: “Ma come, sono un po’ pochini… Solo 13?” Va bene, sono tanti, ma si tratta di suggerimenti pratici. Alcuni sono di semplice attuazione e forse all’apparenza banali, altri richiedono una preparazione e un impegno notevoli, ma hanno un impatto significativo, non solo sugli esami ma sulla didattica in generale. Eccoli: Creare occasioni nel corso dell’anno in cui gli…

Cronaca di un esame che ci ha stupito

Pubblicato il 15 luglio 2015

Esami di terza media. Aiuto! Momento terribile e temutissimo, non solo per gli studenti ma anche per gli insegnanti. I ragazzi si trovano a dover affrontare sei scritti e un colloquio orale, i docenti sono costretti a lavorare in team come non sono abituati a fare e spesso emergono tensioni, modi diversi di intendere la scuola e l’insegnamento. Inoltre questo farraginoso esame dà molto peso alle intelligenze logico-matematica e linguistica e poco a tutto il resto. Non semplice riuscire a far emergere le competenze degli studenti e le loro potenzialità come persone, come individui in crescita. Ma quest’anno è stato diverso. Sono ancora colma delle emozioni che i nostri ragazzi ci hanno regalato. Ci hanno stupito, commosso, elettrizzato. Ho visto lacrime brillare negli occhi…

Premio Nobel alla maestra di scrittura Nancie Atwell

Pubblicato il 16 marzo 2015

Global Teacher Prize winner Nancie Atwell Versione ad alta risoluzione

Nancie Atwell ha appena vinto quello che chiamano il Premio Nobel degli insegnanti, il Global Teacher Prize. Ne sono felicissima per tante ragioni. Prima fra tutte: è la mia maestra e sono orgogliosa come solo un alunno lo potrebbe essere.

Grazie a lei ho cambiato radicalmente il mio stile di insegnamento. Primo responsabile è stato un suo libro: In the middle: New Understandings About Writing, Reading, and Learning in cui l’autrice illustra la sua modalità di conduzione del laboratorio di scrittura e lettura.

Quando l’ho letto, un’estate di 7 anni fa, ho avuto una sorta di epiphany e mi sono detta: è così che voglio insegnare la scrittura e trasmettere la passione per la lettura ai miei alunni. E sono partita subito con la sperimentazione.

Da allora sono passati anni, tanti alunni-scrittori e quasi altrettanti libri che ho studiato, annotato e fatto miei. Della Atwell e di tanti altri maestri di Writing e reading workshop a cui sarò sempre grata.

E dall’anno scorso ho l’onore di poter condividere con altri insegnanti attraverso incontri e corsi di formazione questo metodo di cui ci siamo fatti pionieri e portavoce in Italia e che finalmente riceve un imprimatur a livello mondiale. Sono felice di poter dare questa notizia a quei colleghi che si sono fidati e hanno iniziato coraggiosamente a sperimentare con i loro studenti.

Ma funziona?

Penso che la migliore risposta possa venire dalle parole stesse dei ragazzi, quelle scritte durante il laboratorio, perché Writing and reading workshop vuol dire prima di tutto dare spazio in classe con regolarità a lettura e scrittura.

Quindi vi propongo un esempio, a mio parere significativo. E’ un brano di A.D., un alunno dislessico che ha trovato la sua voce anche nella scrittura e di cui sono molto fiera per i passaggi che ha compiuto. Sono convinta che non si sarebbe potuto esprimere così se fosse stato costretto a seguire una traccia imposta e se si fosse trovato in un ambiente dove la scrittura è un mero esercizio scolastico. Parla della sua grande passione, il calcio, ma lo fa con maestria da scrittore, usando alcune tecniche che abbiamo studiato insieme in classe, osservandole in testi letterari. Qui il brano completo.

Questo invece lo stralcio di una mail che mi hanno spedito altre due mie alunne proprio ieri:

“Cara prof,
le scriviamo per chiederle una cosa molto importante e, forse, anche un po’ insolita.
Ci è venuta in mente un’idea che, per noi, sarebbe molto carina e “nuova”.
Dato che ha capito da tempo che a noi piace moltissimo il laboratorio scrittura e lettura, pensavamo di…
Non troviamo le parole.
OK, basta. Lo dobbiamo dire.
Noi vogliamo… scrivere un testo insieme a lei!
Oh, che liberazione!
Quindi… già. Ci piacerebbe davvero tanto poter scrivere un testo in collaborazione con lei.”

Ecco: due alunne di terza media che amano la scrittura e il laboratorio e così tanto da voler addirittura scrivere a sei mani con la loro insegnante. Anche questo sarebbe stato direi impossibile in un contesto diverso.

Ancora: un’altra alunna, non sollecitata ovviamente, mi ha inviato un messaggio e ve lo riporto. Il contesto: l’educatore che conduceva un incontro su affettività e sessualità ha dato 10 minuti ai ragazzi perché scrivessero su un foglio le loro domande e le loro riflessioni su questo tema caldo, anzi, bollente. E I.K. mi riferisce soddisfatta: “Buongiorno prof! Volevo dirle una cosa in classe, ma non ho fatto in tempo. Io, prima che incominciassimo il laboratorio di scrittura, non riuscivo a esprimere o far capire ció che volevo dire con le parole o scrivendolo, e dovevo pensarci per molto tempo prima di scrivere qualcosa; mentre oggi ho scritto su quel foglio tutto ció che avevo da dire in 10 minuti e riuscendo ad inserire un mio commento e pensiero personale. Grazie davvero! Credo che mi sia servito!”

E’ chiaro che non vi sto elencando i risultati di uno studio scientifico o una ricerca su un campione statistico ampio. Vi ho voluto soltanto riportare alcune testimonianze che mi hanno commosso in questi giorni e di cui ringrazio i miei splendidi alunni.

Perché insegnare è anche emozionare ed emozionarsi. Insegnare nel laboratorio di scrittura ancora di più. Soprattutto attraverso le parole.

Italiano in laboratorio (di scrittura)

Pubblicato il 10 febbraio 2015

Come ho già scritto in altri post, da alcuni anni ho rivoluzionato il mio stile di insegnamento, in particolare dell’italiano e ho trasformato la mia classe in un laboratorio di scrittura. Per farlo ho studiato e seguito molte indicazioni che mi vengono fornite dai fondatori e contributors americani del metodo Writing Workshop (Lucy Calkins, Nancie Atwell, Donald Murray, Ralph Fletcher, ma anche Penny Kittle, Linda Rief, Carl Anderson: se volete una bibliografia, rigorosamente in inglese, scrivetemi pure). Mi preme però specificare che pur decidendo di non adottare il metodo nel suo complesso, se ne possono trarre spunti validi e facilmente applicabili per trasformare la didattica e andare verso la creazione di un ambiente di apprendimento più laboratoriale. Ricordo che anche le Indicazioni Nazionali lo…